«Nel confermare come ampie aree della nostra regione siano caratterizzate da condizioni di elevato rischio idrogeologico, il documento dà anche atto dell’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni dai Comuni e dalla Regione per dotarsi degli strumenti più idonei a fronteggiare tali rischi». E' quanto afferma Marco Viérin, assessore regionale alle opere pubbliche dopo che, in seguito alla recente alluvione nel messinese, in Sicilia, è stata data grande evidenza allo studio "Ecosistema rischio 2008" realizzato da "Legambiente" e dal dipartimento nazionale della "Protezione civile" sulla base di questionari somministrati alle varie Amministrazioni comunali d'Italia.
Nel documento si legge che il rischio di frane e di alluvioni interessa praticamente tutto il territorio nazionale con 5.581 Comuni a rischio idrogeologico, il settanta per cento del totale dei Comuni italiani, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione e 2.596 a rischio sia frane sia alluvione.
La Valle d'Aosta, insieme a Calabria ed l'Umbria, presenta la più alta percentuale di Comuni classificati a rischio, il cento per cento del totale, seguita dalle Marche, con il 99 per cento e dalla Toscana con il 98 per cento. Nello specifico, in Valle, ben 63 Comuni sono a rischio frana e alluvione mentre i restanti undici a solo rischio frana. Tra le Amministrazioni comunali intervistate, sono state trentasette quelle che hanno risposto in maniera completa al questionario di "Ecosistema rischio", pari al cinquanta per cento e la Valle d'Aosta è risultata la regione con la percentuale più alta (il 58 per cento) di Comuni che svolgono un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico e che hanno provveduto all'aggiornamento dei piani d'emergenza: «per quanto concerne i vincoli all'edificazione nelle aree a rischio idrogeologico - aggiunge Viérin - il già ottimo risultato indicato nella rilevazione del 2008, è oggi ulteriormente migliorato in quanto settantuno Comuni sono dotati di questo importante strumento di tutela, mentre gli altri tre hanno in corso le procedure di approvazione e per i quali continuano comunque a persistere i vincoli del "Piano dell'assetto idrogeologico -Pai". Le valutazioni condotte dallo studio attribuiscono un peso rilevante agli interventi di delocalizzazione, azione che nella nostra regione è previsto sia da attuare a valle di una valutazione di rischio, che escluda la possibilità di realizzare opere di protezione, data l'estrema rarità di terreni adatti all'edificazione, sia perché territorio di montagna, sia per il diffuso grado di pericolosità presente».
Nello studio "Ecosistema rischio 2008" il primo Comune valdostano, nella classifica finale, è quello di Verrès, con un punteggio di 7,5 su un massimo di dieci (raggiunto solo da tre Comuni) seguito da Saint-Rhémy-En-Bosses, Gressoney-La-Trinité, Rhemes-Notre-Dame e Pont-Saint-Martin con sette punti e da Valpelline, Saint-Vincent, Oyace, Arvier, Gignod e Bard con un punteggio di 6,5. In coda c'é Aosta con 4,5 punti, seguita da Introd e Courmayeur, entrambi con quattro punti, uno in più del Comune calabrese di San Giorgio Morgeto, che ne ha raccolti solo tre: «la realizzazione di un sistema di "Protezione civile" locale e di allertamento, efficiente e puntuale, e l'imposizione di vincoli dell'uso del territorio tali da impedire l'aumento delle abitazioni nelle aree a rischio - conclude l'assessore regionale alle opere pubbliche - abbinati ad un controllo attento del territorio e ad un importante programma di interventi di protezione hanno permesso alla Regione di diventare un punto di riferimento nella previsione e prevenzione dei rischi idrogeologici, non solo sotto gli aspetti tecnici, ma anche per quelli organizzativi, permettendo così di garantire un elevato livello di tutela dell'incolumità pubblica incolumità in caso di necessità».

