La presenza dei lupi nella zona del Parco del Gran Paradiso e nei territori limitrofi, segnalato negli ultimi anni, "va a rompere un equilibrio nel sistema tradizionale di allevamento, in particolare nei mesi estivi, quando è previsto il pascolo libero in alpeggio". Lo ha sostenuto, oggi, Dario Comé, presidente della terza commissione permanente 'Assetto del territorio', al termine dell'audizione dei rappresentanti dell'Association régionale éleveurs valdôtains (Arev), convocata su questo tema.
"La riunione di oggi - ha aggiunto Comé - è stata importante per confrontarci su di un problema che riguarda la coesistenza dell'agricoltura tradizionale di montagna e del lupo in Valle. Abbiamo rilevato la disponibilità da parte dell'Arev a individuare misure di prevenzione e di custodia, che, però, non devono essere solo di competenza degli allevatori, ma devono far parte di un sistema, che dovrà poi trovare applicazione nel futuro piano regionale di gestione del lupo nella nostra regione".
Secondo i dati forniti oggi in terza commissione, l'allevamento ovi-caprino in Valle d'Aosta ha riacquistato valore negli ultimi decenni: nel 2008 si registrano, infatti, su tutto il territorio valdostano, tremila ovini e cinquemila caprini, a fronte delle 2.300 pecore e 2.700 capre della fine degli anni settanta. "Questo grazie in particolare - ha spiegato Comé - alla rivalorizzazione delle produzioni casearie derivate dal latte di questi animali ormai inserite nell'offerta turistica della regione". Ad oggi risultano, sempre secondo i dati dell'Arev, 578 proprietari di ovi-caprini e la maggior parte delle aziende ha un numero di capi inferiore alle 30 unità.

